Sifiloma: cos’è, come riconoscerlo e quando fare il test

Sifiloma: come riconoscerlo e cosa fare

Sifiloma: riconoscerlo, diagnosticarlo e agire in tempo

Il sifiloma, detto anche ulcera dura o chancre, è la lesione ulcerativa della sifilide primaria, causata dal batterio Treponema pallidum. Compare nel punto esatto in cui il batterio ha attraversato la cute o la mucosa. Può localizzarsi nella zona genitale, perianale, nella cavità orale o, più raramente, sulle dita.

Come capire se è sifiloma?

  • Sifiloma: ulcera singola, a margini netti e base indurita (ulcera indolore), quasi sempre priva di dolore e spesso accompagnata da linfoadenopatia satellite.
  • Herpes genitale (HSV-2): gruppo di vescicole dolorose che evolvono rapidamente in erosioni superficiali o croste.
  • Cancroide (Haemophilus ducreyi): ulcerazione dai bordi irregolari, con dolore intenso fin dall’esordio.
  • Condilomi acuminati: proliferazioni da HPV a superficie verrucosa, sporgenti dalla mucosa senza formare ferite aperte.
  • Ulcera di Behçet: lesione ricorrente che fa parte di un quadro infiammatorio sistemico più ampio.

La sifilide si trasmette per contatto diretto con il sifiloma attivo durante un rapporto sessuale non protetto o protetto in modo inadeguato. Può trasmettersi nella sua fase asintomatica, per cui, ogni partner sessuale recente va informato e fatto sottoporre ai test, anche in assenza di sintomi evidenti.

Finché la diagnosi non è confermata e la terapia non è completata, per interrompere la catena del contagio è necessario astenersi dai rapporti sessuali.

Quale campione viene analizzato

Il campione dipende dalla fase dell’infezione. Nella sifilide primaria il materiale può essere raccolto direttamente dall’ulcera tramite raschiamento.

Per i test sierologici, è sufficiente un prelievo di sangue venoso. Se si sospetta un coinvolgimento del sistema nervoso centrale (neurosifilide), si ricorre al prelievo del liquido cerebrospinale tramite rachicentesi.

Quali sono i primi sintomi della sifilide

Il tempo di incubazione oscilla tra 10 e 90 giorni dal contagio. Il sifiloma primario, detto anche ulcus durum, ha caratteristiche abbastanza riconoscibili: forma rotondeggiante o ovale con bordi netti e rilevati, consistenza dura al tatto, assenza di dolore nella maggior parte dei casi, localizzazione variabile su genitali, ano, bocca, lingua o dita.

Proprio perché indolore, il sifiloma viene spesso trascurato. Scompare spontaneamente entro tre-sei settimane indipendentemente dalla cura, ma la scomparsa della lesione non equivale a guarigione. Se il batterio non viene eradicato con un antibiotico adeguato, la sifilide avanza verso stadi più gravi.

I sifilomi extragenitali sono rari e, rispetto alla forma classica, tendono a essere più dolorosi e meno duri.

Come ci si prepara all’esame

Il test sierologico per la sifilide non richiede alcuna preparazione preliminare.

Quanti stadi ha la sifilide

Lo stadio primario è quello in cui compare il sifiloma, come descritto sopra.

Lo stadio secondario insorge alcune settimane dopo la scomparsa del sifiloma, quando il batterio si diffonde nell’organismo per via ematica. Si manifesta con eruzioni cutanee rosate su tronco, estremità, palmi e piante dei piedi, accompagnate da linfonodi ingrossati, febbre, mal di gola, dolori osteoarticolari e disturbi gastrointestinali.

Lo stadio latente è privo di sintomi e può durare anni.

Lo stadio tardivo (sifilide terziaria) può manifestarsi anche decenni dopo il contagio iniziale e compromettere il sistema nervoso centrale e l’apparato cardiovascolare, con esiti potenzialmente fatali nei casi non trattati.

La sifilide congenita è presente alla nascita per trasmissione verticale dalla madre al feto. Si definisce precoce se i sintomi compaiono entro i primi due anni di vita, tardiva se emergono dopo.

Come si scopre di avere la sifilide

Per ottenere una diagnosi certa i medici ricorrono a diverse tipologie di esame. Conoscere le differenze tra i test aiuta anche a interpretare un risultato negativo dopo un’esposizione a rischio.

I test non treponemici hanno alta sensibilità ma possono dare falsi positivi in presenza di altre patologie: un risultato positivo va sempre confermato con un test treponemico. La RPR (reagina plasmatica rapida) serve a monitorare l’andamento della terapia e, associata alla positività treponemicа, indica infezione attiva. Il VDRL si esegue sul liquido cerebrospinale in caso di sospetta neurosifilide.

I test treponemici rilevano anticorpi specifici diretti contro il batterio, ma poiché questi anticorpi persistono per tutta la vita, la positività da sola non distingue un’infezione attiva da una pregressa già risolta.

Da tenere presente che nei primi 10-14 giorni dal contagio gli anticorpi non sono ancora rilevabili e il test può risultare negativo pur in presenza dell’infezione. Per escludere un falso negativo, chi effettua il test subito dopo un rapporto a rischio deve ripeterlo dopo almeno due settimane.

Test per diagnosticare la sifilide

Come si guarisce dalla sifilide

La penicillina benzatina è il trattamento di riferimento per la sifilide ed è efficace a tutti gli stadi, con tempi e dosaggi che variano in base alla fase.

Intervenire nella fase primaria o secondaria aumenta le probabilità di guarigione completa e riduce il rischio di danni permanenti. Gli stadi avanzati richiedono cicli più lunghi e comportano una maggiore trasmissibilità, rendendo l’astinenza dai rapporti ancora più determinante.

In gravidanza la sifilide va trattata con la massima urgenza. Il batterio attraversa la placenta e può causare aborto spontaneo, parto prematuro, morte perinatale o sifilide congenita nel neonato, con danni a ossa, sistema nervoso e organi interni.

Per questo motivo il test rientra nel percorso di sorveglianza prenatale. Una gestante che sospetta un’esposizione recente deve rivolgersi subito al ginecologo o a un centro IST, senza attendere i controlli di routine.

Se sospetti un sifiloma, contatta il medico di base: può richiedere il test sierologico e indirizzarti verso un dermatologo o un centro IST. I centri IST delle ASL e degli ospedali offrono spesso accesso anonimo e gratuito, senza impegnativa.

È anche possibile effettuare il test direttamente a casa contattando Prelievo a Domicilio.

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